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Un racconto di palude (PDF ) di Mauro Cappellari 02/2009  

 

 

 

UN RACCONTO DI PALUDE  di Mauro Cappellari

 

Era il primo mattino che l’airone Alfredo vedeva il ghiaccio sciogliersi.

 

Da tanto tempo il bianco freddo circondava il suo nido, lasciandogli poche ore di luce e pochi tratti d’acqua non ghiacciati per procurarsi il cibo.

 

Il sole salutava il suo volo, il primo in allegria. Stava volando sopra la recinzione che circondava la sua casa quando vide un altro airone che volava con una rotta quasi parallela alla sua.

 

Con una virata di trenta gradi gli si accostò e disse: “Salve, amico! bella

 

giornata, vero?”. Dall’altra parte si sentì solamente un “Umpf”. Sorpreso

 

di quella reazione, Alfredo guardò meglio l’altro, mortificato: “Scusami,

 

sai, non intendevo scocciarti”. 

 

Dall’altra parte si sentì un mormorio, come qualcuno che parlasse con

 

sé stesso: “Ma tu vedi questo qui, che vien fuori da quel recinto, che impudente! Io, che vengo da un posto meraviglioso, senza recinzioni, accostata da un simile buzzurro!”

 

Alfredo, tutt’altro che pentito, anzi stuzzicato da quelle frasi appena sussurrate da una melodiosa voce di airona, si fece ancora più audace: “ Io

 

mi chiamo Alfredo, tu chi sei? Da dove vieni?”. Ed intanto la guardava

 

pensando: “Ma che bella che è!”

 

L’airona, che era al suo primo volo lontano da casa, quasi si commosse

 

per quell’entusiasmo.  Si voltò verso di lui in tono comunque sussiegoso: “Mi chiamo Lauretta e vengo da un posto molto bello, senza recinzioni. Si chiama Busatello.” Ma mentre diceva quelle frasi in modo altezzoso, continuava a dare qualche occhiata di sottecchi ad Alfredo e pensava tra sé: “Però, niente male il ragazzo!”

 

“Busatello ... Busatello ... ne ho sentito parlare da nonno Aurelio. Proprio un bel posto, da quanto mi raccontava lui”.

 

“Certo. E’ il posto più bello del mondo!” replicò lei.

 

“Si, ci credo, ... però ...”

 

“Però cosa?”

 

“Però anche casa mia non è da meno” “Ma fammi il piacere, un posto tutto recintato!”

 

“Sì, d’accordo, ma il recinto non tiene imprigionati noi che sappiamo volare, mentre tiene lontano il nostro peggior nemico, quello che ci disturberebbe e ci impedirebbe di vivere in pace; l’uomo. Vieni giù a vedere

 

casa mia com’è tranquilla ...”

 

Lauretta rimase un po’ pensosa e poi disse: “Va bene, fammi vedere”

 

Scesero verso l’albero che ospitava il nido di Alfredo. 

 

Il posto piacque tanto a Lauretta che decise di fermarsi qualche giorno.

 

Poi i giorni divennero settimane, mesi, e le danze intorno al nido furono

 

sempre più frequenti.

 

Oggi potete vedere due uccelli felici volare nei nostri cieli e la Valle del

 

Brusà si è arricchita di una splendida coppia di aironi.

 

Mauro Cappellari



 



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