Foto Angiolino Tosato
 
 

L'Oasi
Valle Brusà
studi sulle piante

   
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Le schede sulle piante
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studi sulla flora: risultati

L’elenco floristico comprende un totale di 308 specie di piante superiori, appartenenti a 74 famiglie, disposte in ordine alfabetico;le specie contrassegnate dall’asterisco risalgono all’elenco di BORDIN (1984-85) e non sono state ritrovate.

Le famiglie più rappresentate sono le Asteraceae (34 specie) e le Poaceae (27 specie). L’analisi delle forme biologiche (Fig. 2) mostra una prevalenza di emicriptofite (107: 34,7 %), ma ben rappresentate sono anche le terofite (78: 25,3 %) e le fanerofite (42: 13,6 %). Trattandosi di ambienti umidi, abbastanza elevato è il contingente di idrofite (34: 11 %) ed elofite (11: 3,6 %).

La corologia (Fig. 3) rispecchia la composizione tipica di molte zone umide, con una numerosa rappresentanza di specie eurasiatiche (42,1 %) e boreali (14,5 %); elevata è anche la percentuale delle cosmopolite e subcosmopolite (15,5 %), e delle avventizie (11,5 %), a testimonianza di un elevato disturbo giustificato dall’intensa attività antropica in tutta la Bassa Pianura Padana, mentre il contingente mediterraneo è piuttosto ridotto.


Specie di particolare interesse

Cardamine matthioli Moretti ( = C. hayneana Welw.) – Molto simile a C. pratensis subsp. pratensis, se ne discosta per i fusti più ramificati, i petali decisamente bianchi e l’habitat d’elezione nei prati torbosi subprealpini. Condivide con Caltha palustris l’habitat delle risorgive pedemontane, da cui prende origine il Menago che alimenta l’Oasi.

Cucubalus baccifer L. – Questa specie, legata alle zone umide, si sta progressivamente rarefacendo, a causa della bonifica dei territori di pianura e della conseguente riduzione degli habitat idonei.

Lemna minutaH., B. et K. (= L. minuscula Herter) – Questa lenticchia d’acqua, veramente minuscola, è originaria dell’America centro-meridionale, da cui è stata introdotta accidentalmente in Europa. La prima segnalazione in Italia riguarda il Trentino (DESFAYES, 1992), mentre in seguito è stata rintracciata anche in Lombardia, sul Ticino, e in varie stazioni del Parco Regionale del Delta del Po emiliano-romagnolo (PICCOLI et al., 1999; PELLIZZARI e PICCOLI, 2001). Nei canalini della Palude Brusà la sua presenza è accertata almeno dal 1998 (MAZZOTTI e PELLIZZARI, 1999), dove si rivela più competitiva di L. gibba e L. minor, di cui condivide l’habitat, grazie alla maggiore capacità di tollerare le basse temperature invernali. Le condizioni climatiche del giugno 2001 hanno consentito a numerosi esemplari di L. minuta di fiorire: l’evento, non consueto per una lenticchia d’acqua e difficilmente osservabile anche per le ridotte dimensioni del fiore, è stato fotografato con Polaroid b/n (Foto 1).

Nuphar lutea(L.) Sm. – Vistosa specie a foglie galleggianti, diffusa nelle acque debolmente fluenti della Pianura Padana. E’ protetta dalla Legge Regionale del Veneto n. 53 del 15/11/74.

Nymphaea alba L. – Rispetto alla precedente predilige acque più ferme; è ugualmente protetta in Veneto per salvaguardare le affascinanti fioriture.

Rumex hydrolapathum Hudson – Come per Cucubalus baccifer, l’attuale stato delle zone umide di pianura come isole relitte di una rete un tempo ben più ampia ne condiziona la distribuzione puntiforme.

Sagittaria sagittifolia L. – Bella specie un tempo diffusa, oggi sempre più rarefatta a causa della manutenzione delle sponde di fossi e canalini, suoi habitat preferenziali.

Typha angustifolia L. e T. latifolia L. – Queste due specie, abbondanti lungo i corpi idrici di pianura, sono tuttavia protette ai sensi della Legge Regionale del Veneto n. 53 del 15/11/74.

Il confronto con la flora censita nella Palude del Busatello (124 specie: ZANETTI, 1989) ha consentito di osservare un numero di specie (308) più che doppio. La biodiversità nettamente superiore è da attribuire all’ampia gamma di habitat presenti nel biotopo Brusà-Vallette, tra cui prati asciutti, cespuglieti, siepi e fasi iniziali di formazioni arboree attorno alla palude vera e propria. Al contrario, la palude del Busatello è quasi interamente coperta da canneti e cariceti, senza tipologie di terreni più asciutti a testimoniare fasi evolutive successive. Si può affermare anche che il minor disturbo antropico al Busatello ha contribuito a limitare la varietà di aspetti seminaturali sia per quanto riguarda le fasi di interrimento sia per il limitato numero di specie sinantropiche.

 
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