La riserva riserva naturale: aspetti storici



La Palude Brusà e il contiguo territorio delle Vallette costituiscono l'ultimo residuo delle "Valli del Menago", le aree palustri che si estendevano all'interno dei paleoalveo del fiume Menago da Bovolone fino alle “Grandi Valli Veronesi". Alla fine del XVIII secolo le paludi di Cerea coprivano una superficie di circa 2200 ettari; oggi non ne ne rimangono che un centinaio di ettari.
Queste valli nelle varie epoche storiche sono state utilizzate dall'uomo per la pesca, la caccia, la raccolta della canna palustre, della carice e marginalmente per la coltivazione del pioppo e degli ortaggi. La canna viene utilizzata per la fabbricazione delle “arèlle" oggi usate soprattutto per parcheggi e cantieri edili. La carice viene utilizzata per impagliare le sedie.

Il capitello
All’ingresso della Riserva protetta dell’Oasi del Brusà, in via Porte, sull’argine pubblico di propretà comunale sorge un capitello in muratura.
Il capitello dedicato a San Vincenzo de’ Ferreri patrono delle campagne contro le grandinate e le avversità che contrastano il lavoro della terra, è stato edificato alla fine della seconde guerra mondiale, in sostituzione di una piccola edicola in legno che era da tempo immemorabile affissa ad un vecchio pioppo nero, all’imbocco di un ponte sul Fiume Menago, ora demolito.

L’opera, a detta degli anziani, è stata eseguita per conto di affittuari della Valle Brusà addetti alla raccolta della canna palestre e della carice, dopo alcuni anni di stagione avversa per il raccolto. I finanziatori furono i signori Bozzolin Giuseppina, Pozzani Gaetano, di Cerea e Martini Gino e il figlio, di Macaccari.
Il manufatto è stato eseguito da un certo muratore Efren residente in località Venera, il suo manovale è stato il signor Arrigo Luppi di Cerea.
Per eseguire l’opera si ispirarono ad un capitello fiorentino di cui avevano una foto.



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