L’oasi

Osservazioni, Escursioni, Incontri, Emozioni

Gli studi

La Riserva Naturale Brusà – Vallette è localizzata sulla riva destra del Fiume Menago a sud ovest dell’abitato di Cerea in Provincia di Verona.

Si tratta di una zona depressa e torbosa corrispondente ad un solco vallivo creato da un ramo dell’Adige, in seguito abbandonato e occupato dalle acque del Menago.

La Riserva ha un’estensione di 117 ettari; di questi circa 87 fanno parte dell’area denominata “Vallette”; i rimanenti 30 ettari. appartengono alla Valle Brusà propriamente detta.

L’altidudine varia da un massimo di 15,4 m s.l.m ad un minimo di 11 m s.l.m. AII’ interno dell’area vi è un rilievo artificiale a quota 20 m s.l.m. denominato “Motta della Tombola”.

L’area è protetta a livello Comunale (Piano Regolatore), Provinciale (Piano Territoriale Provinciale), Regionale (P.T.R.C.), ed Europeo, essendo stata inserita nel 1997 nelle aree S.I.C. (Siti di Interesse Comunitario); dal 2009 è stata riconosciuta Zona umida di importanza internazionale convenzione di Ramsar.

Aspetti storici

La Palude Brusà e il contiguo territorio delle Vallette costituiscono l’ultimo residuo delle “Valli del Menago”, le aree palustri che si estendevano all’interno dei paleoalveo del fiume Menago da Bovolone fino alle “Grandi Valli Veronesi”. Alla fine del XVIII secolo le paludi di Cerea coprivano una superficie di circa 2200 ettari; oggi non ne ne rimangono che un centinaio di ettari.

Queste valli nelle varie epoche storiche sono state utilizzate dall’uomo per la pesca, la caccia, la raccolta della canna palustre, della carice e marginalmente per la coltivazione del pioppo e degli ortaggi. La canna viene utilizzata per la fabbricazione delle “arèlle” oggi usate soprattutto per parcheggi e cantieri edili. La carice viene utilizzata per impagliare le sedie.

Il capitello

All’ingresso della Riserva protetta dell’Oasi del Brusà, in via Porte, sull’argine pubblico di propretà comunale sorge un capitello in muratura.

Il capitello dedicato a San Vincenzo de’ Ferreri patrono delle campagne contro le grandinate e le avversità che contrastano il lavoro della terra, è stato edificato alla fine della seconde guerra mondiale, in sostituzione di una piccola edicola in legno che era da tempo immemorabile affissa ad un vecchio pioppo nero, all’imbocco di un ponte sul Fiume Menago, ora demolito.

L’opera, a detta degli anziani, è stata eseguita per conto di affittuari della Valle Brusà addetti alla raccolta della canna palestre e della carice, dopo alcuni anni di stagione avversa per il raccolto. I finanziatori furono i signori Bozzolin Giuseppina, Pozzani Gaetano, di Cerea e Martini Gino e il figlio, di Macaccari.

Il manufatto è stato eseguito da un certo muratore Efren residente in località Venera, il suo manovale è stato il signor Arrigo Luppi di Cerea.

r eseguire l’opera si ispirarono ad un capitello fiorentino di cui avevano una foto.

Aspetti storici

Nella Riserva Naturale possiamo distinguere le seguenti associazioni vegetazionali.

l Bosco igrofilo, in cui dominano il Salice bianco (Salix alba) e il Salice grigio (Salix cinerea); altre specie arboree sono il Pioppo nero, il Gelso, l’Acero campestre, l’Olmo, la Farnia e l’Ontano nero. Tra gli arbusti sono presenti il Sambuco, il Sanguinello e il Biancospino.

Il Fragmiteto è formato dalla Cannuccia palustre (Phragmites communis).

il Tifeto costituito dalla Mazzasorda (Typha spp.) si allinea lungo le sponde dei canali interni.

Il Cariceto, formato da varie specie di erbe palustri (Carex ssp.) occupa le aree periodicamente allagate.

Il Lamineto, costituito da piante galleggianti sulla superficie dell’acqua come la Ninfea, il Nannufaro e la Lente d’acqua (“pavarìna”).

Il Potameto è caratterizzato da piante ancorate sul fondo completamente sommerse come la Vallisneria (Vallisneria spirails), e il Ceratofillo (Ceratophillum demersum).

Altre piante erbacee presenti sono la Calta palustre (Caltha palustris), il Coltellaccio (Sparganium erectum), il Giglio di palude (lris pseudoacorus); dai bellissimi fiori gialli e la Salcerella (Lithrum salicaria), dai fiori color rosso – porpora.

Mammiferi e uccelli

L’ambiente ospita una fauna tipica delle paludi e dei boschi umidi.

Tra i Mammiferi si possono osservare l’Arvicola terrestre, il Topolino delle risaie, la Donnola, la Faina, la Puzzola, il Topo selvatico, la Talpa, il Riccio e la Nutria (roditore non autoctono).

La classe degli Uccelli è la più rappresentata e conosciuta: sino ad ora sono state censite circa 150 specie. Tra quelle che nidificano è facile osservare il Tuffetto, il Tarabusino, I’Airone rosso, il Germano reale, il Falco di palude, la Poiana, la Gallinella d’acqua, la Folaga, il Martin pescatore.

D”estate si sentono i canti di molte specie di passeriformi: il canto “grattato” del Cannareccione e della Cannaiola, tipici abitatori del canneto, il sibilo acuto del Pendolino, che costruisce il nido a forma di fiasco sui rami di salice, il canto squillante dell’Usignolo di fiume e quello più dimesso del Migliarino di palude che canta dalla cima delle canne.

In inverno o durante le migrazioni ci si può imbattere nel volo basso sopra il canneto del Tarabuso, o si può osservare al crepuscolo la “caccia” dell’Albanella reale.

In primavera si può vedere il tuffo del Falco pescatore nello sguazzo a caccia di pesci. l’Airone cenerino si osserva in qualsiasi periodo dell’anno; altri 2 aironi abbastanza comuni sono la Garzetta e la Nitticora.

Tra le anatre di passo sono comuni la Marzaiola e il Mestolone, il Codone ed il Fischione; tra i Limicoli il Beccaccino, il Piro piro boschereccio, la Pettegola e il Combattente.

Anfibi, rettili, pesci, insetti

Gli Anfibi più comuni sono: la Rana di Lataste dal colore rosso – bruno, la Rana verde, il Rospo smeraldino, riconoscibile dal suo inconfondibile trillo, il Rospo comune, la Raganella, il Tritone crestato e il Tritone punteggiato.

Tra i Rettili ricordiamo: la Biscia d’acqua , la Testuggine palustre, la Lucertola vivipara, l’Orbettino, il Ramarro e la comune Lucertola muraiola. Per quanto concerne i Pesci tra le specie autoctone segnaliamo: il Luccio, il Ghiozzo, la Tinca, la Carpa, l’AIborella, il Cobite, l’Anguilla, la Scardola, il Triotto, il Cavedano.
Tra le specie importate sono comuni il Pesce gatto, il Persico sole, il Persico trota, la Gambusia, il Carassio.

La palude è popolata inoltre da innumerevoli specie di invertebrati acquatici: ai Crostacei appartengono i gamberetti (Palaemonetes spp.) e il Gambero americano (Orconectes limosus), la Pulce d’acqua (Daphnia spp.) e i Copepodi (Cyclops spp.). I Molluschi gasteropodi sono rappresentati da Viviparus, Lymnaea, Planorbis, Planorbadus; i bivalvi da Unio e Anodonta.

Tra gli Insetti acquatici si osservano alcuni emitteri come Io Scorpione d’acqua (Nepa cinerea) e i Gerridi (Geffis spp.) che “pattinano” per tensione superficiale sull’acqua.

Nello stagno cacciano due coleotteri predatori: il Ditisco (Ditiscus marginalls) e l’Idrofilo (H.ydrophllus piceus). L’Aromia moschata è un coleottero Cerambicide dalla livrea verde – bronzea; si può osservare in estate sui salici, nel tronco dei quali evolve la larva. Molte sono le “libellule” che vivono nella palude; la più comune è la Damigella (Calopterix splendens) dal colore verde – blu metallico.

Archeologia

La Riserva Naturale comprende 2 siti di interesse storico-archeologico: il villaggio preistorico di “Tombola” e la “Motta”.

Il ritrovamento di alcuni cocci sulle rive del Fossà indusse il Prof. Zorzi nel 1955 ad effettuare degli scavi archeologici che misero alla luce pali infissi e pali orizzontali posati su un livello sabbioso di fondo. Il villaggio preistorico è riferibile alla tarda – media Età del Bronzo (XVI – XV secolo a.C); la tipologia dei vasi ritrovati rientra nell’aspetto culturale Terramaricolo.

La “Motta” della Tombola è una collinetta di origine artificiale che si eleva di circa 4 metri rispetto al dosso in cui si trova. Non si hanno per ora indicazioni certe sulla sua origine e funzione. La “Motta” compare in alcune antiche mappe di Cerea, come quella di Iseppo dalli Pontoni del 1571.

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